28/01/09

TESSERAMENTO 2009


E' aperto il tesseramento all'ARCI Matidia per l'anno 2009.
Per chiunque sia interessato/a, e siatelo, può rivolgersi ai numeri:
Silvio Izzo 338/9825347
Silvio Cardone 347/9947917

Oppure inviare una mail al circolo

13/01/09

Documento sull'ospedale S. Rocco inviato alla Direttrice Generale ASL CE2

Di seguito riportiamo il documento sull'ospedale S. Rocco di Sessa inviato alla Direttrice Generale ASL CE2 firmato anche dal nostro circolo

La storia dell’ospedale S. Rocco di Sessa Aurunca, si trova ancora, a 50 anni dalla posa della prima pietra e a 18 anni dalla sua inaugurazione, in una situazione precaria, sempre in preallarme per il sospetto che si possano perdere pezzi lungo il percorso.
La sua peculiarità di ospedale di frontiera e la grande importanza di essere riferimento di tutti i cittadini dell’Alto Casertano per le emergenze e per la capacità di operare in tempi rapidi per salvare vite umane,avrebbe avuto, e avrebbe ancora, diritto a una ben altra attenzione da parte di politici e dirigenza sanitaria e amministrativa.
La recente vittoria in relazione al Piano di Rientro dal disavanzo e di Riqualificazione e Razionalizzazione del S.S.Regionale che ha visto il S. Rocco mantenere il II livello di emergenza e non perdere posti letto, può tuttavia rivelarsi una vittoria di Pirro se le condizioni di lavoro continueranno a mantenere il livello attuale di carenza di personale e di alcuni primari.
Non è immaginabile che, il P.O. San Rocco di Sessa Aurunca , con l’attuale organico di personale in dotazione, con le attrezzature e le strutture in possesso , possa attuare in toto il piano proposto dai vertici dell’A.S.L. CE/2. Solo chi non vive la realtà del “San Rocco” può pensare una cosa simile!
Oggi il P.O. riesce a sopravvivere ad una realtà di continua emergenza per la carenza di personale, di strutture, di attrezzature, solo grazie alla responsabilità, l’abnegazione, la dedizione ed all’amore che tutto il personale ha nei confronti di un’utenza che oggi si estende dall’alto casertano alle pendici del matese fino al litorale domizio.
A tal proposito si precisa che è il P.O. aziendale con il più basso rapporto tra posti letto e personale impiegato presente nell’azienda (102p.l./208)

E, nonostante tutto questo , dai dati forniti dall’Ente Regione, nel suo ultimo documento tecnico per la ristrutturazione e riqualificazione della rete ospedaliera regionale, si evince chiaramente che è il P.O. a più alta produttività! (vedi allegato 7 alla Del.Reg. n°460/07).

Ma, prima di adottare la facile politica del “taglione”, la Direzione Generale dell’A.S.L., dovrebbe analizzare i motivi per i quali un’eventuale U.O. risulterebbe essere sottoutilizzata.

• Il S. Rocco riveste un ruolo strategico di grande importanza per la sua posizione di frontiera; per l’estensione del territorio; per le migliaia di cittadini (d’estate aumentano di circa centomila persone) che vi convergono da tutta l’area dell’Alto Casertano; per essere punto di riferimento per le statali Appia e Domiziana dove avvengono giornalmente incidenti automobilistici; perchè impedisce la fuga dell’utenza, e di capitali, verso gli ospedali del Basso Lazio, soprattutto Formia (negli ultimi anni anzi, si è verificata una inversione di tendenza, confluendo sul nostro P.O. utenti della ASL laziale –vedi soprattutto statistiche paz.oncologici e dati arsan.)

Eppure questo ospedale è sempre stato la cenerentola della sanità campana alla quale ha dovuto elemosinare di volta in volta personale, sempre scarso, e mezzi; che si è visto scippare, nonostante le tante promesse politiche, servizi importanti quali quello di senologia, che aveva un’utenza di ca. 5.000 donne l’anno, o quello di dialisi; che ha visto via impoverire l’SPDC al quale hanno sottratto figure fondamentali come quelle degli psicologi; che ha un cantiere di lavori di ristrutturazione e ampliamento aperto da almeno dieci anni e di cui non si intravede ancora la soluzione.
Si è preferito concentrare mezzi e personale intorno al capoluogo, Caserta Aversa S.Maria Maddaloni, in un’area già congestionata, quando non privilegiare strutture private che hanno sottratto risorse,spesso causa dell’attuale stato di deficit della Regione Campania.
Non si è riusciti a capire per tempo che importanza strategica rivestisse un ospedale che, da solo, può dare riposte a problematiche soprattutto di urgenza e emergenza.
Per tutti questi motivi, se si vuole veramente che il S. Rocco possa esprimere al meglio le sue capacità di urgenza, ricovero e assistenza, CHIEDIAMO alcune risorse che rappresentano il minimo indispensabile per non lavorare sempre in uno stato di precarietà:
Da una indagine da noi effettuata reparto per reparto, abbiamo identificato , in sintesi, le seguenti urgenze:
• Assunzione degli O.S.S.;
• Assunzione di medici e infermieri in tutti i reparti
• Integrazione del personale Tecnico e Sanitario delle U.O.C di Patologia Clinica e Radiologia;
• Completamento della dotazione dei posti letto UTIC –Cardiologia;
• Copertura dei posti di primario di Anestesia e Rianimazione, Medicina Generale, Radiologia e Patologia clinica;
• Completamento dei lavori di ristrutturazione previsti con i fondi dell’ex art. 20 legge 67/88
• Ammodernamento delle attrezzature principali (respiratori automatici, ecc.)

• Dal Piano di riorganizzazione proposta dall’azienda, si nota che, l’U.O. Dip. di D.H. Oncologico (n°6 p.l.) attualmente esistente ( che ha prodotto tra l’altro, per il 2008 n° 4000 giornate di D.H. oltre a visite oncologiche ed attività varie con un solo medico e due infermieri) non è menzionato tra le U.O. del Presidio Ospedaliero di Sessa Aurunca così come lo è menzionato per i presidi di S.M.C.V. e di Aversa. Questa OO.SS. spera che si tratti di una semplice dimenticanza così come pure ci si è dimenticati di inserire, nel P.O. di Sessa Aurunca, i servizi essenziali di Patologia Clinica, Radiologia e Farmacia.


• Bisogna rettificare il totale complessivo dei posti letto per i presidi di Sessa Aurunca (103 dalla somma dei singoli reparti) dichiarati poi in calce 102; così anche come per S.M.C.V (72 p.l. e dichiarati 70); e per il Presidio di Capua (45 p.l). e dichiarati 44. (Errore di addizione?)

Pertanto si invita la Direzione Generale, in concertazione con la Direzione Sanitaria del S. Rocco, a contattare i Dirigenti di ogni U.O.C. per conoscere in dettaglio le effettive carenze e di attivare, in caso di impossibilità di nuove assunzioni e nuovi concorsi, la mobilità interna all’Azienda, trasferendo temporaneamente personale dai Presidi dove c’è surplus di personale, in vista anche della chiusura del Presidio ospedaliero Palasciano di Capua.

Se le nostre richieste malauguratamente non venissero accolte, questa OO.SS. è fortemente intenzionata ad informare poi gli organismi competenti di controllo ( Corte dei Conti).

08/01/09

Le cinque maggiori menzogne sull’assalto di Israele a Gaza


di Jeremy R. Hammond* - Foreign Policy Journal

Menzogna numero 1. Israele sta solo colpendo legittimamente siti militari e sta cercando di proteggere vite innocenti. Israele non colpisce mai civili.
La Striscia di Gaza è una delle aree più densamente popolate al mondo. La presenza di militanti fra la popolazione civile non impedisce, secondo il diritto internazionale, che tale popolazione goda del suo status protetto; pertanto ogni assalto alla popolazione dietro la pretesa di colpire i militanti è, di fatto, un crimine di guerra.




Inoltre le persone che Israele rivendica come obiettivi legittimi sono membri di Hamas, che Israele sostiene sia un’organizzazione terroristica. Hamas è reponsabile per aver lanciato razzi in Israele. Tali razzi sono estremamente imprecisi e perciò, quand’anche Hamas intendesse colpire obiettivi militari in Israele, sono indiscriminati per natura. Quando i razzi lanciati da Gaza uccidono civili israeliani, questo è un crimine di guerra.
Hamas ha un’ala militare. Tuttavia non è interamente un’organizzazione militare ma politica. Membri di Hamas sono i rappresentanti democraticamente eletti del popolo palestinese. Decine di questi leader eletti sono stati rapiti e detenuti nelle prigioni israeliane senza capi d’accusa. Altri sono stati vittime di assassinii, come Nizar Rayan, funzionario di vertice di Hamas. Per uccidere Rayan Israele ha colpito un edificio di civili abitazioni. L’attacco non uccise solo Rayan ma anche due delle sue mogli e quattro dei suoi bambini, insieme ad altri sei. Non esiste nel diritto internazionale giustificazione per un tale attacco. Questo è un crimine di guerra.
Altri bombardamenti da parte di Israele su obiettivi dallo status protetto secondo il diritto internazionale includono una moschea, una prigione, stazioni di polizia ed un’università, oltre a civili abitazioni.
Inoltre Israele ha a lungo tenuto Gaza sotto assedio, permettendo l’accesso solo al minimo degli aiuti umanitari. Israele bombarda e uccide civili palestinesi. Innumerevoli altri sono feriti e non possono ricevere cure mediche. Gli ospedali alimentati da generatori hanno poco o nulla carburante. I medici non hanno adeguata strumentazione o farmaci per assistere i feriti.
Anche queste persone sono le vittime della strategia di Israele puntata non su Hamas o legittimi obiettivi militari ma direttamente concepita per punire la popolazione civile.
Menzogna numero 2. Hamas ha violato il cessate il fuoco. Il bombardamento israeliano è una risposta al lancio di razzi palestinesi ed è destinato a mettere fine a detti attacchi di razzi.
Israele non ha mai rispettato il cessate il fuoco. Sin dall’inizio ha definito una “zona speciale di sicurezza” dentro la Striscia di Gaza ed ha annunciato che i palestinesi che fossero entrati in questa zona sarebbero stati colpiti. In altre parole, Israele ha annunciato le sue intenzioni: i soldati israeliani avrebbero sparato a contadini ed altri individui che avessero tentato di raggiungere la propria terra in diretta violazione non solo del cessate il fuoco ma anche del diritto internazionale.
Nonostante alcuni episodi con spari, inclusi quelli in cui alcuni palestinesi sono rimasti feriti, Hamas ha comunque mantenuto il cessate il fuoco dal momento in cui è entrato in vigore il 19 giugno fino a quando Israele ha effettivamente rotto la tregua il 4 novembre, giorno in cui lanciò il raid aereo a Gaza che uccise cinque persone e ne ferì parecchie altre. La violazione di Israele del cessate il fuoco avrebbe prevedibilmente dato luogo ad una ritorsione da parte di militanti di Gaza che hanno sparato razzi su Israele come risposta. L’aumentata sequenza di lancio di razzi alla fine di dicembre è stata usata come giustificazione per il continuo bombardamento da parte di Israele, ma è la diretta risposta dei militanti agli attacchi di Israele.
Era prevedibile che le azioni di Israele, inclusa la sua violazione del cessate il fuoco, avrebbe dato luogo ad un’escalation degli attacchi con lancio di razzi contro la sua stessa popolazione.

Menzogna numero 3. Hamas sta usando scudi umani: ciò costituisce un crimine di guerra.
Non c’è prova che Hamas abbia usato scudi umani. Il fatto è che, come detto sopra, Gaza è un piccolo pezzo di terra densamente popolato. Israele ingaggia indiscriminate azioni di guerra come l’assassinio di Nizar Rayan, nel quale anche membri della sua famiglia sono stati uccisi. Sono le vittime come quei bambini uccisi che Israele nella sua propaganda definisce come “scudi umani”. Non c’è legittimità per questa interpretazione secondo il diritto internazionale. In circostanze come queste, Hamas non sta usando scudi umani, Israele sta compiendo crimini di guerra in violazione delle Convenzioni di Ginevra ed altre leggi internazionali in vigore.

Menzogna numero 4. I paesi arabi non hanno condannato le azioni di Israele perché comprendono le ragioni dell’assalto di Israele.
Le popolazioni di tali nazioni arabe si sentono oltraggiate dalle azioni di Israele e dai loro stessi governi per non aver condannato l’assalto di Israele e non essersi date da fare per mettere fine alla violenza. Più semplicemente i governi arabi non rappresentano le loro rispettive popolazioni. Le popolazioni dei paesi arabi hanno inscenato proteste di massa in opposizione non solo alle azioni di Israele ma anche all’inazione dei loro stessi governi e a quella che loro vedono come compiacenza o complicità verso i crimini di Israele. Inoltre il rifiuto dei paesi arabi di intraprendere azioni che andassero in aiuto ai palestinesi non è dovuto al fatto che siano d’accordo con l’operato di Israele ma perché sono sottomesse alla volontà degli Usa che sostengono pienamente Israele. L’Egitto, ad esempio, che ha rifiutato di aprire il valico per permettere ai palestinesi feriti negli attacchi di ricevere cure mediche negli ospedali egiziani, dipende pesantemente dall’aiuto statunitense, ed è stato largamente criticato dalle stesse popolazioni dei paesi arabi per quello che viene considerato un assoluto tradimento dei palestinesi di Gaza.
Persino il presidente palestinese Mahmoud Abbas è stato giudicato un traditore del suo stesso popolo per avere accusato Hamas delle sofferenze della gente di Gaza. I palestinesi sono pure ben consci dei precedenti atti di Abbas, percepiti come tradimenti, il quale tramò con Israele e con gli Usa per mettere fuori gioco il governo democraticamente eletto di Hamas, cosa che culminò in un contro-rovesciamento da parte di Hamas che espulse Fatah (l’ala militare dell’Autorità Palestinese di Abbas) dalla Striscia di Gaza. Benché l’obiettivo apparente fosse indebolire Hamas e rafforzare la propria posizione, i palestinesi ed altri arabi nel Medio Oriente sono così oltraggiati da Abbas che è improbabile che egli possa essere in grado di governare efficacemente.

Menzogna numero 5. Israele non è responsabile delle morti dei civili giacché ha avvertito i palestinesi di Gaza di sgombrare le aree che potevano essere colpite.
Israele reclama di aver inviato messaggi via radio e per telefono ai residenti di Gaza avvisandoli di sfollare in vista degli imminenti bombardamenti. Ma il popolo di Gaza non ha dove sfollare. Sono intrappolati dentro la Striscia di Gaza. È a causa del piano di Israele che non possono scappare oltre il confine. È a causa del piano di Israele che non hanno cibo, acqua, energia con cui sopravvivere. È a causa del piano di Israele che gli ospedali di Gaza non hanno elettricità e hanno scarse forniture mediche con le quali poter prendersi cura dei feriti e salvare vite. E Israele ha bombardato vaste aree di Gaza, colpendo infrastrutture civili ed altri siti che godono dello status protetto secondo il diritto internazionale. Non ci sono luoghi sicuri dentro la Striscia di Gaza.

Traduzione di Paolo Maccioni - Megachip

Link articolo originale:
http://www.foreignpolicyjournal.com/articles/2009/01/03/hammond_top-5-lies-about-israels-assault-on-gaza.html

Jeremy R. Hammond, laureato in Scienze della Comunicazione, è titolare ed editorialista del “Foreign Policy Journal” pubblicazione online dedicata all’analisi critica delle politiche estere Usa con particolare attenzione al Medioriente. Hammond è autore di numerosissimi articoli ripresi sia da testate mainstream che da portali di informazione alternativa.

29/12/08

La mia espulsione da Israele - 26/12/08


di Richard Falk - da comedonchisciotte.org

Quando sono arrivato in Israele come rappresentante delle Nazioni Unite sapevo che vi potevano essere dei problemi all’aeroporto. E c’erano. Il 14 Dicembre sono arrivato all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv per svolgere il mio incarico di relatore speciale per le Nazioni Unite sui territori palestinesi.

Stavo conducendo una missione che aveva lo scopo di visitare la Cisgiordania e Gaza per preparare un rapporto sull’osservanza da parte di Israele dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario. Erano stati fissati degli incontri al ritmo di uno l’ora durante i sei giorni previsti, a cominciare da quello, il giorno seguente, con Mahmoud Abbas, presidente dell’Autorità Palestinese.

Sapevo che vi potevano essere dei problemi all’aeroporto. Israele si era fortemente opposta al mio incarico alcuni mesi prima e il suo ministro degli esteri aveva rilasciato una dichiarazione secondo cui avrebbe proibito il mio ingresso se fossi venuto in Israele nel mio ruolo di rappresentante dell’Onu.

Allo stesso tempo, non avrei fatto il lungo viaggio dalla California, dove vivo, se non fossi stato ragionevolmente ottimista sulle mie possibilità di riuscire a entrare. Israele era stata informata che avrei guidato la missione e avrei fornito una copia del mio itinerario, e aveva rilasciato i visti alle due persone che mi assistevano: un addetto alla sicurezza e un assistente, che lavorano entrambi nell’ufficio dell’alto commissario per i diritti umani a Ginevra.

Per evitare un incidente all’aeroporto, Israele avrebbe potuto o rifiutarsi di accettare i visti o comunicare alle Nazioni Unite che non mi avrebbero permesso di entrare, ma non è stata presa nessuna delle due misure. Sembra che Israele abbia voluto impartire a me, e in modo assai più significativo alle Nazioni Unite, una lezione: non vi sarà nessuna collaborazione con coloro che esprimono forti critiche sulla politica di occupazione israeliana.

Dopo che mi è stato negato l’ingresso, sono stato tenuto in custodia cautelare insieme a circa altre 20 persone con problemi d’ingresso. Da questo momento, sono stato trattato non come un rappresentante delle Nazioni Unite ma come una sorta di minaccia per la sicurezza, sottoposto ad una perquisizione corporale minuziosa e alla più puntigliosa ispezione dei bagagli che abbia mai visto.

Sono stato separato dai miei due colleghi delle Nazioni Unite, a cui è stato permesso di entrare in Israele, e condotto nell’edificio di detenzione dell’aeroporto, distante circa un miglio. Mi è stato chiesto di mettere tutti i miei bagagli, insieme al cellulare, in una stanza e sono stato portato in un piccolo locale chiuso a chiave che puzzava di urina e di sudiciume. Conteneva altri cinque detenuti e costituiva uno sgradito invito alla claustrofobia. Ho passato le successive 15 ore rinchiuso in questo modo, il che è equivalso ad un corso intensivo sulle miserie della vita carceraria, inclusi lenzuola sporche, cibo immangiabile e luci che passavano dal bagliore all’oscurità, controllate dall’ufficio di guardia.

Naturalmente, la mia delusione e la mia dura reclusione sono cose insignificanti, non meritevoli di notizia per sé stesse, date le serie privazioni sopportate da milioni di persone in tutto il mondo. La loro importanza è soprattutto simbolica. Sono una persona che non ha fatto nulla di sbagliato, se non esprimere la propria forte disapprovazione per la politica di uno stato sovrano. Soprattutto, l’ovvia intenzione era di umiliare me come rappresentante dell’Onu, e di mandare perciò un messaggio di sfida alle Nazioni Unite.

Israele mi ha sempre accusato di essere prevenuto e di aver fatto accuse incendiarie sull’occupazione dei territori palestinesi. Nego di essere stato prevenuto ma insisto invece che ho cercato di essere obbiettivo nel valutare i fatti e la legislazione di pertinenza. Il carattere dell’occupazione è di dare adito ad aspre critiche sull’atteggiamento israeliano, specialmente sul rigido blocco imposto a Gaza, che ha come conseguenza la punizione collettiva di un milione e mezzo di abitanti. Prendendo di mira l’osservatore, invece di quello che viene osservato, Israele gioca una partita scaltra. Distoglie l’attenzione dalle realtà dell’occupazione, praticando in modo efficace una politica di diversione. Il blocco di Gaza non assolve nessuna funzione legittima da parte di Israele. Si dice che sia stato imposto come rappresaglia per alcuni razzi di Hamas e della Jihad islamica che sono stati lanciati oltreconfine sulla città israeliana di Sderot. L’illegalità di lanciare questi razzi è indiscutibile, ma non giustifica in alcun modo l’indiscriminata rappresaglia israeliana contro l’intera popolazione di Gaza.

Lo scopo dei miei rapporti è di documentare a nome delle Nazioni Unite l’urgenza della situazione a Gaza e altrove, nella Palestina occupata. Questo lavoro è di particolare importanza ora che vi sono segnali di una rinnovata escalation di violenza e persino di una minacciata rioccupazione da parte di Israele.

Prima che una tale catastrofe accada, è importante rendere la situazione il più trasparente possibile, e questo è quello che avevo sperato di fare esercitando il mio compito. Nonostante l’ingresso negato, il mio sforzo sarà di continuare a utilizzare tutti i mezzi disponibili per documentare la realtà dell’occupazione israeliana nel modo più veritiero possibile.

Richard Falk è professore di diritto internazionale alla Università di Princeton e relatore speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi.

Titolo originale: "My Expulsion from Israel"
Fonte: http://www.guardian.co.uk

Nella foto: Richard Falk
(Inviato Onu per i diritti umani) - The Guardian

27/12/08

DERIVA DEMOCRATICA, E LA SINISTRA?

A colpi di decreti il governo populista di Berlusconi sta minando le libertà degli italiani frutto di anni di lotte e di conquiste civili.
La crisi economica imperversa, migliaia di posti di lavoro sono a rischio, la perdita del potere di acquisto di salari e stipendi rende tutti più poveri, trovare un lavoro oggi è un terno a lotto, a meno che non si hanno amici nella casta, molte piccole imprese sono sull’ orlo del fallimento, la produzione industriale è in forte calo ecc. ecc.
Sarebbe una situazione “ottimale” per qualsiasi partito all’ opposizione, la crisi economica ha permesso ad un “nero” di arrivare alla Casa Bianca.
Invece in Italia, Berlusconi accresce il proprio consenso, il P.D. lacerato dai dissapori interni e dai tentennamenti sul fare o non fare opposizione, se stare o non stare con Di Pietro, se aprire alla sinistra radicale ( che brutto questo termine mi ricorda Capezzone, diciamo sinistra e basta) se affrontare la questione morale o se aspettare che il Presidente del Consiglio metta il bavaglio ai giudici.
Dicevamo un momento propizio per mettere il governo di fronte alle proprie responsabilità, per gridare il disagio popolare e le misure scarne per far fronte alla crisi mondiale.
Ci attendevamo richieste come sussidi per i disoccupati nuovi e vecchi, aumenti delle detrazioni sul lavoro dipendente e pensioni, liberalizzazioni delle libere professioni, raccolta di firme per indire un referendum contro il decreto Gelmini (nonostante i passi indietro dell’ ultim’ora), prestiti alle piccole imprese e anche alle famiglie per fronteggiare la crisi ecc. ecc.
Niente di tutto questo.
Pochi giorni fa si è votato per eleggere il presidente della regione Abruzzo, una sonora sconfitta per la sinistra, la gente ha preferito non votare o premiare l’ Italia dei Valori di Di Pietro, questo significherà qualcosa.
La sinistra alternativa scomparsa dal parlamento nell’ ultima tornata elettorale, non si è ancora ripresa,divisioni e dissapori non gli permettono di ripartire. Sarebbe ora di un ricambio generazionale della classe dirigente di Rifondazione e Comunisti italiani? La sconfitta elettorale non è bastata a far capire che bisogna ritornare tra la gente e che non è ora di dispute e di ulteriori divisioni?
Intanto passano norme incivili al limite della Costituzionalità. La gente non si indigna più, troppo preoccupata ad arrivare a fine mese, delusa dalle promesse non mantenute della sinistra, bombardata dalle televisioni del premier e dai ritornelli della lunga schiera di scudieri che non pensano, che non hanno mai pensato con la propria testa, ubbidienti e servizievoli al padrone, senza di lui non sarebbero niente-
La vergogna ha raggiunto l’ apice con la “card” ai pensionati , mai nell’ Italia del dopoguerra si era raggiunto un livello così basso, 40 euro al mese da spendere per i beni di prima necessità in alcuni supermercati , come la tessera del ventennio fascista, la tessera della povertà a gente che ha lavorato una vita, ha ricostruito l’ Italia, ha fatto studiare i figli e che si è pagata i contributi per la pensione. Nessuno si è indignato più di tanto tra la classe dirigente della sinistra, vergogna!
Non mi sembra il momento delle convergenze o del dialogo come dicono un giorno sì e un giorno no nel P.D. ma quello di far fronte comune per difendere la Costituzione, i diritti, il lavoro e lo stato sociale.
Silvio.cardone@libero.it

13/12/08

Sabato 20 dicembre alle ore 18,00, presso la sede temporanea dell'Ecomuseo, c/o ex Istituto Tecnico Commerciale G. Florimonte a Sessa A., conferenza stampa di presentazione dell'Agendaaurunca 2009 realizzata dall'Arci di Sessa Aurunca nell'ambito del progetto "Costiera dei Fiori" con i fondi messi a disposizione dal comune di Sessa Aurunca e dalla Regione Campania assessorato alle attività produttive.

11/12/08

Rigurgito nuclearista


Che democrazia è questa? Come è possibile che pochi interessi particolari sono sufficienti a cancellare un pronunciamento chiaro e preciso della volontà popolare? Nel 1987 un referendum pose fine alla sgangherata esperienza del nucleare in Italia. A 22 anni di distanza continuiamo a sostenere ingenti costi senza produrre un solo Kwh: scorie nucleari in giro per l’ Europa , centrali che non si sa come smantellare, un sito nazionale di deposito delle scorie non ancora individualizzato ecc. Eppure si ritorna a parlare di energia prodotta con il nucleare: si dice energia a basso costo, pulita, sicura; proprio come si sosteneva alla fine degli anni cinquanta, ci sarà lavoro per tutti, sviluppo, crescita… proprio le parole che si usano oggi e che hanno fatto breccia tra la gente.
E’ opportuno allora ricordare, ad esempio, che la vecchia e “sicura” centrale del Garigliano nella sua breve vita ha avuto diversi guasti e incidenti (almeno 10) mai resi pubblici, fino al 1980 quando in una riunione tenutasi a Castelforte il CNEN (ora ENEA) ne ammetteva alcuni. Addirittura nel febbraio 1970, a causa di uno sciopero, si stava per rischiare l’ incidente massimo, e cioè la fusione del nocciolo ( per insufficienza degli impianti elettrici di emergenza. Il 14 e 15 Novembre 1980, il Garigliano straripa, la centrale è chiusa da due anni, dieci giorni dopo giunge un telegramma al Sindaco di Castelforte in cui si afferma tra l’ altro: < Una certa quantità di acqua, circa 300 metri cubi, si è trasferita nel sottosuolo…. è opportuno informare il Cnen dell’ accaduto anche perché siano predisposte le azioni atte e prevenire, nel breve termine, l’ infiltrazione nel sottosuolo di acqua contaminata in attesa di intraprendere studi e azioni per la risoluzione definitiva che il caso richiede> . Il problema viene risolto tre anni dopo collocando nei locali quattro pompe sommerse!
La presenza della centrale ha incrementato, nel nostro territorio, i casi di cancro, leucemie e le disfunzioni alla tiroide. Lo stronzio 90 si deposita nelle ossa e può provocare le leucemie, in altri casi invece si ha un effetto di moltiplicazione dovuto alla catena alimentare ad esempio il fosforo 32 si concentra 500 volte nel plancton, microrganismi di cui si nutrono i pesci, essi lo trasferiscono moltiplicato all’ uomo. Lo iodio 131 invece viene fissato nella tiroide ecc, ecc.
La nuova normativa stabilisce che i siti di deposito o di impianti nucleari per la produzione di energia elettrica sono sottoposti al segreto di stato poiché possibili obiettivi per il terrorismo. Sapremo mai qualcosa di quello che accade all’ interno di una centrale? Perché il governo è disposto a dare dei “premi”
( bollette meno care) ai cittadini dei comuni sedi di centrali nucleari se sono sicure e portano sviluppo e occupazione? Per costruire una centrale di terza generazione occorrono più di dieci anni e costi elevatissimi, in tutto questo tempo siamo sicuri che l’ energia elettrica non potrà essere prodotta nella stessa quantità facendo ricorso ad altro ( idrogeno, biomasse ecc.)? Perché in Italia stentano a decollare le energie alternative? E’ notizia di questi giorni che le detrazioni per l’ acquisto di pannelli fotovoltaici e di impianti per il risparmio energetico sono scese per l’ anno 2009 al 36%!
Per quanto concerne l’ economicità del nucleare, da quando il mercato si è liberalizzato, c’è più trasparenza nelle spese ed è uscita la verità: il nucleare costa più di quanto si dichiarava. Nel 2006 uno studio dell’ agenzia Mood’s ha valutato una spesa di 5-6 miliardi di dollari per una centrale di 1000 Kwh, recentemente il colosso tedesco E.On ha parlato di 5-6 miliardi di euro, aggiungendo alla cifra altri fondi per la sicurezza. Tra l’ altro i privati hanno un ritorno economico tra 15-20 anni ora il mercato in mancanza di nuovi investimenti, rischia addirittura la chiusura. Secondo le ultime stime del dipartimento americano dell’ energia il costo industriale per kwh del nucleare è di 6,3 centesimi, contro i 5,5 del gas. Per questo nel 2005 Bush ha fatto approvare un pacchetto di incentivi, pari a 1,8 centesimi al kwh, per convincere gli investitori privati a tornare al nucleare.
Sono queste buone ragioni per indignarsi innanzi alle politiche nucleariste dell’ attuale governo?